08 Settembre 2008

Nell' anniversario della vergogna

<<Un popolo che perde la propria memoria storica è un popolo destinato alla servitù fisica e morale, prima, alla perdita della sua identità nazionale, poi, e, infine, alla sparizione. A poco potranno giovargli - come all' italiano - l' essere stato autore di ben tre civiltà, il fatto di possedere il 90% dei monumenti d' arte di tutta l' Europa, il favellare nella lingua più armoniosa e bella del mondo, l' avere le donne più belle e gentili del globo terracqueo, e l' aver avuto gli uomini più intelligenti e valorosi del genere umano. Nulla da fare, un siffatto popolo, che dimentichi chi è e che cosa ha fatto, è destinato a sparire.

Come da noi sono spariti i Romani quando non solo il retaggio del sangue ma anche quello della cultura venne a mancare, quando si chiusero i templi, ma anche le biblioteche, quando, di fronte all' imminente pericolo ostrogoto, c' era un papa che s' infuriava con quei giovani che di notte avevano cercato di riarprire il tempio di Giano per tener lontano il nemico e ingiungeva loro di smetterla di ispirarsi alle storie di Tito Livio - cui poi sarebbe stato dato fuoco - ma legger piuttosto i Salmi penitenziali e piangere sui propri peccati. Allora Roma morì, perchè vennero spente le idee ed i ricordi, sui quali si sarebbe potuto ricostruire un consenso popolare e un' aristocrazia senatoria, al posto di quella estinta dalla spada barbarica in quel sesto secolo terribile.

Ora, noi Italiani in quest' ultimo mezzo secolo ci troviamo ad affrontare un simile pericolo, trovandoci di fronte all' incessante e forsennata campagna, condotta però con astuzia sopraffina, intesa a farci dimenticare chi siamo e come siamo divenuti quello che siamo, non solo, ma "come dobbiamo riessere", per recuperare il posto che ci compete nel concerto delle Nazioni.[...]>>


Pio Filippani Ronconi



Questo breve stralcio che ho tratto dall' inizio di un fascicolo in mio possesso rende bene l' idea di quella che è attualmente la situazione dell' italia: essa ha sostanzialmente perso se stessa ed il collegamento con i propri avi. Ciò che si è faticosamente costruito con il risorgimento ed anche (e qui molti inorridiranno) con il regime fascista, condannabile o meno che possa essere quest' ultimo, è stato spazzato via dalla guerra civile del 1943, da quel momento l' italiano è stato sostituito dall' italiota ed i piccoli beceri campanilismi hanno preso il sopravvento sull' unità nazionale, che non significa mero livellamento, bensì unità nella diversità.
Quando quel qualcosa in grado di unire persone con identità (campanilistiche in questo caso) differenti viene meno, l' idea di nazione e di popolo, le differenze invece di arricchire diventeranno irrimediabilmente un pretesto per dividere, e non è un caso che il paese che a noi più si avvicina in questo, la Spagna, sia stato diviso anch' esso da una sanguinosissima guerra civile, le cui ferite ancora tardano a rimarginarsi, in quanto (come qui in italia) si preferisce fare politica parlando di buini e cattivi, combattenti per l' oppressione tirannica e combattenti per la liberazione del popolo, piuttosto che parlare di Italiani (o Spagnoli) che lottavano entrambi per quello che ritenevano potesse giovare maggiormente al proprio paese.

La verità è che gli italiani ormai hanno accettato, abituandocisi, il fatto di essere perenne colonia delle potenze straniere, il classico "franza o spagna purchè se magna!". Lo dimostra che siamo l' unico popolo al mondo a festeggiare una sconfitta militare, il 25 aprile, come festa nazionale. Si possono criticare le ragioni della guerra ma dire che sia stata una vittoria ed una liberazione, quando l' italia intera era un cumulo di rovine a seguito dei bombardamenti indiscriminati degli "alleati" è veramente da ospedale psichiatrico.

Ci fate caso al fatto che per la odierna crisi tra Georgia e Russia, quando si tratta di scegliere una linea politica da adottare a tal proposito, si dice sempre che bisogna aspettare l' elezione del prossimo presidente americano per decidere.. Già, per uniformarsi ai dettami del padrone di turno.. Ma un popolo di questo genere come può essere rispettato all' estero? (E questo vale anche per gli altri ex-europei, ora diventati come noi o più di noi colonia della cultura occidentale dei fast-food che con l' europa ben poco ha a che spartire)

Il popolo italiano, per tornare ad essere fiero, dovrebbe ricollegarsi con quell' ideale di bellezza e armonia che era proprio dei romani,la sobria ed austera grandezza d' animo che fece si che l' ambasciatore greco che entrò nel senato, aspettandosi di trovare una congrega di barbari, si trovo dinnanzi ad un concilio di Re.

Ciò a cui ci ispiriamo e ciò con cui ci identifichiamo ci plasma, c' è poco da fare. Se il popolo italiamo oggi è così, significa che va rieducato e ricostruito dalle sue ceneri, perchè il compito di un governo per me non è tanto vare la volontà del popolo (ma esiste questa volontà o è essa stessa costruita a tavolino?) ma al contrario COSTRUIRE IL POPOLO.

Quando si ritornerà a fare questo si potrà tornare a dirsi fieri di essere Italiani in giro per il mondo, per ora continueremo ad identificarci con lo stereotipo da "o sole mio" e da suonatori di mandolini che ci affibiano gli altri.. evidentemente ci piace farlo.

11 commenti

  • axl

    un consiglio

    sembri una persona di buona cultura, opinioni poco condivisibili ma ben espresse. le tue foto però mostrano amicizie poco raccomadabili. gente palesemente proletaria; skinhead che pensano solo al calcio e alla birra, facilmente reprimibili dal sistema e con un'idea provinciale di nazionalismo caciottaro; donne sgraziate, poco femminili e dalla dubbia eterosessualità. cerca di frequentare ambienti più degni, più elitari ed aristocratici. se proprio ti devi confodere con certa gente fallo con il massimo di distacco e disprezzo

    p.s.: il tuo amico nazipunk è stato creato in laboratorio oppure è insano di natura? pensavo che certe tamarrate esistessero solo in giappone. fagli i complimenti perchè è molto pittoresco.

    saluti
    Scritto il: 26/03/2009 16:27:04
  • anonimo

    dissuasione

    vai a lavorare in fabbrica anzichè riempirti la testa di idiozie.
    scommetto che non sai nulla dei libri che hai citato, ma li usi soltanto
    per riempirti la bocca di paroloni altisonanti che ti fanno sentire figo o alternativo.
    leggi, studia, fatti una cultura ed un senso critico...non fidarti di chi vuole lavarti il cervello, davvero!

    "tra tutte le certezze e le incertezze, la cosa più certa è il dubbio"
    (Bertold Brecht - Gli affari del signor Giulio Cesare)
    Scritto il: 19/02/2009 16:36:06
  • anonimo

    Ma andate a cagare

    Ma andate a cagare
    Scritto il: 11/09/2008 22:33:51
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